giovedì 30 luglio 2009

I.O.U.S.A


I.O.U.S.A è un simpatico gioco di parole: sta per “ i owe U(= you). S.A”, ovvero: “ti pagherò”. E’ il titolo di un documentario che è uscito nelle sale cinematografiche statunitensi, che ora viene affiancato da un libro che riporta per iscritto le interviste che sono riprese solo a spezzoni nel documentario, oltre ad una parte introduttiva al lavoro e le basi teoriche di fondo. In Italia, almeno che qualcuno non ne abbia saputo qualcosa ( ce lo faccia sapere), non si è sentito, visto nulla. Comunque al di là della distribuzione il documentario circola in rete in lingua originale, quindi chi volesse … Il nocciolo del lavoro svolto da un gruppo d’ illustri esperti del settore economico-finanziario è di tentare di riaccendere la dovuta, ma persasi per strada, attenzione ai problemi fiscali che affliggono gli Stati Uniti. David Walker, ex comptroller degli Stati Uniti, ovvero figura preminente che controlla i conti federali, e accettato dalle parti politiche come fonte imparziale, si è cimentato in un Fiscal Wake up Tour diretto in tutte le zone degli U.S.A per risvegliare la popolazione dal letargo civico in cui è caduto grazie all’inerzia del sistema politico. Il discorso di fondo portato avanti da Walker e che sorregge il documentario, nonché il libro, è la presenza contemporanea negli Stati Uniti di quattro deficit: di bilancio, di commercio, di risparmio, di leadership. Partendo dal primo: successivamente agli anni Clinton, in cui gli U.S.A erano risusciti dopo tre anni a raggiungere addirittura un surplus (attingendo ai fondi social security), piuttosto che un deficit (quota di debito pubblico aggiuntivo annuale) di bilancio, l’amministrazione Bush junior è riuscita a dilapidare il surplus ottenuto e di duplicare il debito pubblico complessivo degli Stati Uniti portandolo vicino ai 9 mila miliardi di dollari, pari al 66% del gpl=pil. prodotto dagli U.S.A. In pratica significa che il governo federale ha proceduto a spendere( vedi spese militari per due guerre: Afghanistan e Iraq insieme a spese per sanità etc.) più di quanto non abbia raccolto grazie alle tasse. A ciò non hanno ovviamente giovato i tagli delle tasse operati dal governo per motivi promozionali, elettorali etc. . Commerciale: gli Stati Uniti sono all’ultimo posto della classifica mondiale per quanto riguarda la condizione della bilancia commerciale; equivale a dire che a fronte di una minima quantità di prodotti esportati ne importano una quantità consistente dal resto del mondo. In particolare dalla Cina, dai paesi esportatori di petrolio ( Medio Oriente) , dal Canada, dal Messico e Giappone. Tale condizione, va da se, comporta una crescita minore del paese rispetto agli altri citati, dove invece la crescita è reale, ovvero si produce. Di risparmio: i cittadini americani hanno perso l’abitudine di risparmiare, tanto che si è registrato un tasso di risparmio negativo, ovvero la quantità di denaro risparmiato è meno della quantità spesa dalle famiglie, cittadini americani. Ciò è sintomo di una mentalità che è imperniata solo sul presente e che certo no da proprio importanza al futuro in quanto il tempo per pagare, ripagare i proprio debiti è dilatabile all’infinito. Ma oltre agli aspetti sociologici che si potrebbero tirare in ballo, vi è da sottolineare l’effetto che ciò comporta sul finanziamento dei programmi di spesa del governo. Se vengono a mancare i risparmi dei cittadini la nazione, nel nostro caso gli Stati Uniti d’America, otterrà capacità di spesa tramite la vendita,cessione di titoli del debito pubblico a Stati esteri. In particolare sono il Giappone, la Cina e i paesi esportatori di petrolio che oggi detengono gran parte di questi titoli; ciò comporta in teoria il rischio che un giorno, per esempio la Cina, potrebbe richiedere indietro i propri soldi, che aveva sborsato per i titoli, facendo aumentare i tassi di interesse provocando non pochi problemi all’economia americana. Di leadership: è evidente che più un paese dipende finanziariamente da un altro tanto più sarà vincolato nelle scelte di politica estera; oltre a questo aspetto vi è un problema di leadership negli U.S.A in quanto i politici , il sistema politico in generale non è capace di affrontare i problemi interni del paese, perché: proprio avendo un atteggiamento negligente verso tali questioni essi riescono ad ottenere consensi, rielezioni etc. In realtà è necessario prendere misure impopolari, ma efficaci per disintossicare l’economia americana dal colossale debito che la sormonta. In questa ottica non sono utili i tagli alle tasse effettuate dal presidente Bush per ben tre volte durante il suo primo mandato, non sono utili le spese militari per le guerre ( soprattutto quando poi i fondi vengo usati per appaltare ad aziende private (che effettueranno subappalti a loro volta) in un processo che segue le logiche di profitto del mercato e che spogliano il governo, lo Stato di una delle prerogative, dei doveri che vengono a lui assegnate anche dal fronte liberista, ovvero la difesa nazionale), ma soprattutto è necessario rivedere le promesse fatte ai cittadini sul fronte sanitario attraverso i benefit di Medicaid e Medicare (introdotti dal presidente Lyndon B. Johnson), ovvero mettere mano ad una riforma del sistema sanitario, soprattutto con il prossimo arrivo del pensionamento dei “baby boomers”. Oggi gli U.S.A avrebbero bisogno di un investimento pari a 53 mila miliardi di dollari per tenere fronte alle promesse fatte nel passato ai cittadini, non avendone in realtà alcuni. Se si continuasse a non affrontare il problema, a lungo andare ciò potrebbe portare al collasso dell’impero americano. Si può invece fare buon uso degli esempi del passato, della storia, Roma in testa, per capire che probabilmente le minacce più gravi ad un impero sono sempre arrivate dall’interno e che non serve puntare il dito all’esterno. In fine, di fondo vi è anche un problema etico, in quanto di questo passo le generazioni future avranno il compito di ripagare in qualche modo i debiti accumulati dalle generazioni che le hanno precedute, in pratica ogni bambino che nascerà, oltre a noi ha da colmare un debito che in realtà non è lui ad avere contratto. Sebbene questa analisi riguardi gli U.S.A il problema del debito è un problema che attanaglia anche l’Italia, ed in questo senso anche la gioventù del nostro paese; Il modo più rapido di venirne fuori è di richiamare ad una disciplina fiscale i nostri eletti, perché detto per inciso probabilmente è l’ignoranza della massa in questi temi che permette alle classi dirigenti di poter far uso di slogan demagogici, nascondendo che in realtà ogni favore che ci viene fatto verrà comunque ripagato con i nostri soldi. Il libro che presenta il documentario è composto di due parti: la prima che illustra i concetti dei quattro deficit sopracitati, mentre la seconda che è costituita dalla raccolta di tutte le interviste fatte durante le riprese del film. Vengono illustrati personaggi del panorama economico americano, quali ex presidenti della Fed, ministri del tesoro, esperti finanziari e giornalisti.

Alexander

Trailer del documentario I.O.U.S.A:

http://www.youtube.com/watch?v=HBo2xQIWHiM

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