giovedì 15 ottobre 2009

ONDE per cui vale la pena...


Camminavamo, io e Tiziano, lungo corso Vittorio Emanuele. Ci voltavamo indietro, e un po’ euforici ci dicevamo quanto spettacolare fosse quella marea, quell’onda. Ho ancora fisso in mente il fiume di gente che in quei giorni, unita da uno spirito gagliardo di vitalità democratica, scorreva lungo le strade: via Cavour, via Merulana, verso il Colosseo, oltre Trastevere, sotto il ministero della pubblica istruzione, oppure ancora verso il rettorato dell’università lungo via Ostiense. Giorni in qualche modo indimenticabili, quelli che avevi sempre sognato di vivere durante il liceo, quando ti ritrovavi nelle assemblee semi vuote a fare “comunella”, a ricreare uno spirito di critica nei confronti del mondo fuori dai muri della scuola. Bene o male, che dir se ne voglia, fu tutto positivo, finchè fu movimento di massa, meno quando spiriti elitari, più o meno definibili nei soggetti, poco nelle capacità e nelle qualità, ammesso che qualcuno li avesse legittimati ad esserlo, decisero di porsi come guide all’azione. Ma lasciando aperte le ferite dovute al tramonto di un’ onda studentesca e di quali furono gli aspetti organizzativi negativi, è curioso pensare che sia passato un anno da quando le nostre voci e la nostra protesta si scagliavano contro la Gelmini. Capita poi che un anno dopo vai a pagare le tasse universitarie e che ne devi sborsare 500, e non più 398 di euro per l’iscrizione al terzo anno ( incremento del 25%) e capisci che non avevi torto a prevedere aumenti consistenti, e sinceramente ti girano. Ma più che altro ti chiedi dove siamo finiti noi, onda, nell’ora dell’alta marea autunnale, ora che le tasse ce le hanno alzate per davvero, ora che le conseguenze le possiamo toccar con mano. Vale la pena chiedersi se fu casuale quel movimento, quell’agitazione, se fu una moda. Vale la pena chiederselo perché in fondo le cose non sono cambiate molto. Voglio dire che ci ritroviamo un anno dopo a sonnecchiare tra l’inizio delle lezioni e le prime sfogliate di pagine dei libri, ma in fondo in fondo una sensazione di inadeguatezza si può ancora sentir scorrere tra i palazzi delle città. Se pensiamo alla manifestazione del 3 ottobre, a quella della FIOM, a via San Giovanni in Laterano, va veramente tutto bene? Dovremmo chiedercelo; ora, mi si potrebbe dire che l’anno scorso era tutto apolitico, mentre le iniziative di ora sono politiche. A parte il fatto che dubito della politicizzazione della manifestazione del 3 ottobre, ma l’anno scorso fummo apolitici nella composizione, certamente non nell’obiettivo. Tanto più oggi non possiamo far finta di andare a protestare in piazza senza immischiarci nella politica, in quanto tutto è politica, tutto. E non possiamo tirarci indietro, movimento onda ed altri allo stesso modo, nel preciso momento in cui, più di qualsiasi altro periodo ci sia stato nella storia della nostra democrazia imperfetta, vi è uno scollamento abnorme tra richieste della cittadinanza, della società e rappresentanza partitica. Non possiamo tirarci indietro di fronte alla responsabilità che abbiamo, e che deve essere presente in ogni paese che aspiri a definirsi democratico, di far valere le nostre idee, istanze e necessità. Quando non vi sono interlocutori istituzionali, quali i partiti, non disposti o non capaci, per difetto sistemico o proprio di visibilità, di caricarsi sulle spalle le nostre richieste, non abbiamo altra scelta se non quella di farci sentire tramite la nostra di voce. Onde per cui auspico che vi possa essere una nuova iniziativa di sollecitazione del mondo istituzionale da parte dei movimenti che vivono il disagio odierno di una società problematicamente razzista, sia verso gli immigrati, sia verso gli omosessuali, di un mondo di precariato e di un mondo di lotta fittizia all’evasione delle tasse che passa attraverso scudi fiscali varati senza un’ opposizione in aula; di un mondo in cui le più alte cariche statali un giorno usufruiscono di giri di prostituzione interni ai palazzi, mentre l’altro gestiscono in modo quanto meno dubbio questioni di comuni corrotti dalla mafia, di un mondo in cui le notizie arrivano male e neanche tutte, in cui vengono messe a rischio le garanzie delle regole del gioco democratico: sì, perché oggi sembra tutto un gioco in questa Italia delle maggioranze plebiscitarie e dei numeri, ma a questo punto, visto tutto quello che c’è in ballo, non vale forse la pena di giocare? Potremmo anche non vincere, ma dobbiamo partecipare.

Alexander

domenica 11 ottobre 2009

Sesso-potere-denaro


Tanta la partecipazione all’incontro di stamattina sul tema sesso-potere-denaro alla Casa Internazionale delle Donne. E dico incontro (e non evento) perché è stato più che altro un modo per le donne di ritrovarsi e pensare insieme cosa fare, cosa fare di fronte a un sistema politico che riduce la donna a oggetto sessuale. Le accuse dapprima vanno agli uomini e tra tutti al presidente del consiglio, architetto di un sistema politico che cerca consenso “parlando alla pancia” degli uomini. Mi spiego. Il modello politico a cui assistiamo fa difficoltà a trovare consenso e legittimità attraverso le istituzioni e dunque ripiega su mezzi molto più semplici: la complicità maschile su “certe cose”. L’uomo è vittima dell’obbligo di desiderio (l’uomo deve per forza commentare una bella donna che passa, deve desiderarla e non tirarsi mai indietro), ciò lo rende autoritario e importante in questo mondo. E proprio su questo sentimento comune di bisogno di autorità e importanza fa leva Berlusconi per avere consenso. In tutto questo gioco le donne sono escluse, ovviamente. Nella situazione politica attuale le donne sono di fatto assenti, sono assenti nell’organizzazione della vita quotidiana; sono le prime ad essere colpite dai tagli delle varie finanziarie in ogni settore, della scuola, della sanità, dell’assistenza sociale -“ogni taglio è uno schiaffo alle donne” sostiene Grazia Zuffa, una delle organizzatrici dell’incontro. A questo punto l’autocritica da parte femminile. Si parla di assenza delle donne in politica perché le donne della politica hanno mostrato e mostrano fedeltà al partito nella sua più piatta accezione, hanno fatto della lotta alla violenza e del protezionismo della categoria i loro unici impegni verso le altre donne. In questo modo hanno reso un’immagine di vittima, nascondendo le risorse e l’energia che le donne al pari degli uomini possono dare al sistema. E di tale forza forse gli uomini si accorgono più delle donne stesse e cercano dunque di tenerle buone comprandole. Credo occorra una precisazione: questa critica non mette in discussione il lavoro e le battaglie del movimento femminista, anzi proprio per salvaguardare il lavoro di almeno due generazioni ci si domanda : “dove eravamo noi donne quando è nato questo sistema sesso-potere-denaro?”. La riflessione riguarda la situazione attuale ma ritorna sul tema centrale della lotta femminista: il rapporto tra essere e apparire, due condizioni che secondo il sistema sesso-potere-denaro coincidono poiché secondo tale modello la donna vale per il suo corpo, basta pensare alla società dello spettacolo.

(http://www.ilcorpodelledonne.net/documentario/index.html)

Che le donne non hanno spazio in politica si capisce anche dall’incontro di oggi, un raduno per dare voce pubblica e non politica all’indignazione di ciascuno. Le donne hanno bisogno di ritrovarsi per esprimere pubblicamente il loro disagio, la loro rabbia e trovare un modo per fare della loro causa una causa politica. Lo stato d’animo è lo stesso di qualche tempo fa (2 Giugno 2009) quando alcune scrittrici, giornaliste, docenti universitarie… hanno deciso di appellarsi al Cavaliere contro la degradazione e mercificazione della loro immagine, la motivazione la stessa, quella di rompere il silenzio assordante e chiedere rispetto al governo, alle istituzioni e al sistema politico tutto.

(http://download.repubblica.it/pdf/2009/due_giugno_donne.pdf)


Sara 10/10/09

mercoledì 7 ottobre 2009

Facciamo l'ipotesi...


"Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali.C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A 'quelle' scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

(11 febbraio 1950 - Stralcio del discorso di Piero Calamandrei al III Congresso in difesa della scuola nazionale)

Roma, 3 ottobre 2009

lunedì 5 ottobre 2009

La libertà (e la qualità) dell'informazione

300.000 manifestanti per gli organizzatori, solo 60.000 per la questura.
Una piazza piena di gruppi di giovani, di anziani, di famiglie con i bambini, di facce comuni, nel senso più positivo del termine. Una piazza piena di sigle e di bandiere che sarebbe stato forse più giusto lasciare a casa.
L’occasione per ascoltare Saviano e Onida e un certo rammarico per un raduno così “statico”, che lascia i precari della scuola a sventolare da soli le loro bandiere viola invece di accompagnarli in
corteo.

A distanza di qualche giorno dalla manifestazione del 3 ottobre, che può essere commentata in mille modi, c’è da chiedersi cosa abbia signficato davvero questo evento così atipico. Perchè è bello vedere una folla tanto numerosa ma è anche strano dover invocare la libertà di stampa in un Paese del civilissimo mondo delle democrazie occidentali. A me piace pensare che questa richiesta sia stata dettata da un bisogno di verità, o meglio di sostanza. I tg ci illudono di aver passato mezz’ora ad informarci e invece non dicono nulla...avete visto la rubrica del Trio medusa a Parla con me?
http://www.youtube.com/watch?v=gDuElGP_Emw&feature=PlayList&p=AEA1B990A9DB4D9C&index=3

E’ giusto che Annozero possa ospitare Patrizia D’Addario e che La Repubblica possa continuare a pubblicare le sue dieci domande. Ma è soprattutto necessario che i giornalisti siano liberi di fare un’informazione di qualità, che possano offrire uno spaccato di realtà in mezzo a tutta quest’apparenza. Personalmente la vicenda delle escort non mi interessa per i dettagli deprimenti delle intercettazioni ma mi sconvolge per lo scenario vuoto e frivolo che ci costringe a scoprire. In realtà non voglio sapere dove e perchè Berlusconi abbia conosciuto Noemi Letizia, ma non posso accettare che il mio Paese sia fatto di uomini di potere e di ragazze con un tariffario per entrare a Palazzo Grazioli.

Questo mondo è descritto da uno dei film meno pubblicizzati degli ultimi anni: Videocracy-Basta apparire. http://www.youtube.com/watchv=MLKFgBhCe9w&feature=PlayList&p=67A6420794F86CE6&playnext=1&playnext_from=PL&index=84 . Il film è in realtà meno originale di quanto mi aspettassi, su Internet ci sono inchieste amatoriali altrettanto interessanti, ma il messaggio è forte e la scelta dei personaggi, perfino nelle inquadrature, è perfetta. Se, come affermato dal regista Erik Gandini, oggi sono crollati i vecchi schieramenti politici e la nuova distinzione è tra spettatori attivi e spettatori passivi, forse vale la pena vederlo.

Giulia

sabato 3 ottobre 2009

Salone dell'editoria sociale


E’ iniziato ieri, 2 ottobre 2009, il Salone dell’Editoria Sociale presso la sede ex-gil nel quartiere Trastevere. Si tratta di un salone allestito con diversi stand di case editrici non propriamente dominanti sul mercato, vedi Mondadori o Feltrinelli, bensì piuttosto nascoste alla conoscenza dei più, ma che con tenace perseveranza continuano a trattare, in un mondo tendente, almeno in buona parte, all’individualismo e all’annullamento della la sfera del viver comune, tutto ciò che riguarda il sociale.
Diversi i temi: dall'immigrazione fino all'altreconomia: un'economia alternativa, svincolata dai limiti dell'imposizione “prodotto-interno-lordo-ista” della crescita continua, ammiccante ad un'impostazione più equilibrata dello sviluppo, se non ad una decrescita sostenibile, che in tempo di crisi mondiale, superata o non che sia, ha trovato appigli istituzionali nuovi nei paesi europei, tra le fila dei politici dell’area della sinistra e degli ambientalisti. Un'economia verde che pone tra le sue basi quella delle fonti alternative rinnovabili, una green economy capace di creare nuovi posti lavoro.
Accanto a tutto questo due sale ospitano ognuna dai tre ai quattro incontri giornalieri, con presentazioni di libri e creazione di luoghi di riflessione comuni per la condivisione di idee e problematiche nuove, come vecchie, tra quest'ultime il razzismo: mai superato fino in fondo nel nostro sistema paese, come dimostra la ricerca portata avanti dal libro “Il razzismo in Italia” presentato ieri da Grazia Naletto. Dallo studio degli autori emerge chiaramente come il razzismo sia una piaga non estinta, ma soprattutto come si sia fatta strada negli anni un razzismo mediatico, che si riferisce all’ineguale trattamento da parte del sistema mediatico-televisivo dei reati commessi a seconda del soggetto criminale, a testimonianza di un vero e proprio modello di propaganda forse non troppo lontano da quelli analizzati da Chomsky in “La Fabbrica del consenso”: crimini meritevoli di attenzione quando questi, commessi da immigrati, siano utili e funzionali ai programmi governativi, meno meritevoli in caso vengano commessi da cittadini italiani.
Tra le altre iniziative, Luigi Nieri, Assessore al Bilancio della regione Lazio, è stato intervistato ieri sera da Guglielmo Ragozzino (sbilanciamoci.info), sull’evoluzione dei progetti di bilancio partecipativo, che nel Lazio hanno visto un notevole rafforzamento nell’ultimo periodo. Si tratta di una nuova componente di un sistema di democrazia diretta, che ci auspichiamo possa essere, con il tempo, esteso a sempre più realtà locali e che possa svilupparsi fino al massimo delle sue capacità di coinvolgimento della cittadinanza. Innanzitutto i fondi stanziati per i progetti di bilancio partecipativo riguardano la fase di informazione, pubblicizzazione, e propaganda dello strumento stesso, ma esistono già realtà comunali nel Lazio, come altrove, che hanno messo parte del proprio bilancio al vaglio di consultazioni popolari per la decisione delle destinazioni di tali fondi. Sono stati anche previsti stanziamenti aggiuntivi della regione, che verranno indirizzati in base ai risultati di un rilevamento svolto sia attraverso internet, sia con l’invio di schede tramite servizio postale. Ancora: per un totale di 20 milioni di euro, sono stati previste assegnazioni, tramite bandi, di fondi per progetti di opere pubbliche: in questo caso la scelta viene effettuata in seguito ad una valutazione della qualità del coinvolgimento delle popolazioni locali nella creazione di tali progetti. Le altre regioni all'avanguardia rispetto a tali temi in Italia ( esiste un gap storico rispetto alle nazioni del nord Europa dovuto a modelli di amministrazione pubblica diversi) sono la Toscana e la Puglia. Alla base di tale processo vi è la convinzione di poter migliorare la macchina dell’amministrazione pubblica, in particolare aprendola e aprendosi alla consultazione dei cittadini. L’educazione a rinnovati principi di responsabilità civile tramite la partecipazione diretta all’attività della distribuzione dei fondi da parte delle regioni, e dell’assestamento dei bilanci comunali sono l’unica via per ridare linfa ad una democrazia che, a livello generale, perde di consenso nelle forme e nei modi di operare, rischiando di schiantarsi in un'apatia del cittadino disinteressato alla società ed alla politica.
Il salone sarà aperto fino al 4 di ottobre; sotto postiamo il link che vi rimanda al programma dell’iniziativa.

Alexander

http://www.editoriasociale.info/?page_id=3