
A meno di un mese dal vertice mondiale di Copenhagen (7-18 dicembre 2009), la rete internazionale Attac ha proposto ieri un incontro su ambiente, clima e società. Obiettivo: approfondire le tematiche legate alla questione ambientale, ma soprattutto coordinare e collegare i movimenti che si battono per questa causa, affinchè possano fare massa critica in vista di un’opposizione comune. L’unità è fondamentale per porre con forza la crisi ambientale al centro del dibattito politico, dopo anni in cui è stata considerata una questione marginale, secondaria, da delegare agli specialisti del settore.
Come evidenziato all’inizio dell’incontro, Copenhagen rappresenta il più importante appuntamento del “dopo-Kyoto”. Sul tavolo ci saranno infatti la definizione del livello di riduzione delle emissioni di gas serra e il grado di obbligatorietà dell’accordo (intesa politica o trattato legalmente vincolante?). Verrà discussa la spinosa questione della “responsabilità comune ma differenziata”, che chiama in causa il complesso rapporto tra Nord e Sud del mondo, e verranno fissati i fondi di adattamento per i Paesi del Sud. Il punto più critico non è l’entità dei finanziamenti, quanto piuttosto la modalità della loro erogazione. C’è da scommettere che i grandi cercheranno di chiamare in causa le “loro” istituzioni: Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.
Cronaca di un fallimento annunciato? A maggior ragione bisogna fare del Klimaforum09, il grande contro-forum dei movimenti, che si terrà a Copenhagen contemporaneamente alle trattative istituzionali, un punto di inizio. Potremmo dire una nuova Seattle. Il programma è già molto ricco di eventi: assemblee, dibattiti, seminari e workshop http://www.klimaforum09.org/IMG/pdf/PROGRAMME__2810_online_version.pdf . Si parlerà di pace economica, di giustizia climatica, di sviluppo sostenibile. Il motto sarà “System change – not climate change” , per evidenziare come crisi ambientale e crisi economica siano due facce della stessa medaglia, per sottolineare le conseguenze reali, drammatiche, del cambiamento climatico, che i cosiddetti “negazionisti” continuano ad ignorare.
Nel corso del dibattito, è emersa anche un’altra necessità: quella di affiancare alla contestazione a Copenhagen una serie di iniziative parallele in Italia (senza dimenticare che per il 19 dicembre è già prevista la manifestazione “No al ponte” a Villa San Giovanni http://www.retenoponte.it/). In Italia sono in corso numerose lotte territoriali, ma non c’è stata ancora una ricomposizione di queste vertenze locali. Non c’è stato cioè il superamento del semplice senso di solidarietà comune...nè di un certo “fatalismo” italiano di fronte ad eventi catastrofici che una diversa gestione e un diverso controllo delle risorse avrebbero forse potuto evitare.
Giulia
Verso il vertice di Copenaghen
Vincent Gay http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article2925
Clima, nocività e società
Fabrizio Valli http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article2885
I meccanismi di mercato distruggono il clima. Un’alternativa al capitalismo la sola risposta di fondo
Daniel Tanuro http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article2886
Una nuova era geologica per la Terra
Mike Davis http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article2898
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