Il 19 Ottobre sono iniziate le prime lezioni all’università de L’Aquila e a circa un mese di distanza propongo un breve resoconto. Inizio col dire che il 19 Ottobre a L’Aquila era già inverno e il 25 Ottobre è stato reintrodotto l’orario solare: il maltempo e il “buio presto” non sono certo premesse confortanti per i numerosi studenti che ogni giorno raggiungono il capoluogo abruzzese, soprattutto per quelli che arrivano da paesini di montagna mal collegati. Sembra questo il problema più grave, ma vado per ordine! Sento Elena, una mia amica che ogni giorno da Scanno (un paese in provincia de L’Aquila) va a L’Aquila, e mi dice che per frequentare le lezioni deve uscire la mattina presto e tornare la sera tardi, indipendentemente dagli orari delle lezioni perché mancano le concidenze di pullman e treno. Per raggiungere l’università Elena deve prendere il pullman da Scanno a Sulmona , poi il treno o in alternativa un altro pullman da Sulmona a L’Aquila e infine il pullman dalla stazione de L’Aquila all’università; un bel viaggio! All’inizio è stato drammatico perché non era prevista alcuna agevolazione in termini di costo dei trasporti e servivano 20 euro ogni giorno per spostarsi; immaginate le polemiche! Poi almeno questo scoglio è stato superato: “ora ci hanno dato una tessera per poter viaggiare gratis, metteranno delle corse apposta.. ma dato che ancora non le mettono possiamo viaggiare gratuitamente sulle corse dell’arpa (autolinee regionali), basta che facciamo vedere la tessera agli autisti” mi dice Elena. Mi vengono dei dubbi, “sono corse apposta per viaggiare gratis o anche per agevolare il tragitto?” “viaggiare gratis, le hanno messe da tutti i paesi dove ci sono iscritti all’università de L’Aquila” e insisto, “ma dirette Scanno - L’Aquila?” “ no Sulmona - L’Aquila però non paghiamo nemmeno il tragitto Scanno - Sulmona “. Rimane dunque il problema degli orari! Per ovviare a questo inconveniente alcuni ragazzi hanno deciso di affittare, come lo scorso anno, una stanza. Solo che dallo scorso anno è cambiato qualcosa, notiamo con Elena. Permettetemi delle perplessità: in una città distrutta, dove molte persone sono costrette a vivere nelle tende e altre sono confinate negli alberghi della costa, ci sono alloggi per studenti fuori sede? Come è possibile? È possibile perché a governare è la legge del più forte, nonostante lo stato di emergenza. La situazione è in mano ai privati cittadini per cui chi ha perso la casa vive in tenda, chi ce l’ha ancora, anche se è la seconda o terza salva dal terremoto, può decidere che farne e dunque...perché non affittarla? E poi chi ha i soldi decide di investirli per costruire delle abitazioni, magari su terreni di propria proprietà, e poi affittarle. Ovviamente le case a disposizione sono in numero inferiore agli studenti fuori sede, dunque il mercato si riduce, la concorrenza aumenta e i prezzi salgono. A proposito Elena mi racconta “ho saputo qualche giorno fa da una ragazza, così parlando, che per una tripla avevano chiesto 350 euro a testa” e commenta “roba da matti! ”. “Perché, quanto pagavate l’anno scorso?”, le chiedo io, “io in doppia 160, la singola 200, 200 e qualcosa al massimo”, mi risponde. Che dite, possiamo parlare di speculazione sul terremoto? Parlando ancora con Elena le chiedo perché non ha scelto di riaffittare casa e lei mi spiega che non le pare giusto per quelle persone che non ne hanno nemmeno una, lei un fondo un letto per dormire e un tetto sotto cui stare ce l’ha, anche se lontano. E tra gli studenti stessi c’è chi è messo peggio di lei: fuorisede della Puglia o della Campania che non possono viaggiare tutti i giorni e quindi avrebbero più diritto ad alloggiare a L’Aquila sono costretti a ritirarsi e/o cercare un’altra università. E poi rimane la paura di tornare nella città che hanno visto crollare, la paura di rivivere quei momenti, di notte, al buio, mentre decidono di andare a letto, e la tristezza di percorrere quelle strade dove non c’è più nulla. Ma allora se viaggiare è un problema e sistemarsi è un problema, quale la soluzione? La soluzione ci appare semplice: lasciare le sedi delle varie facoltà nelle cittadine dove erano state disposte subito dopo il terremoto: psicologia, fisioterapia e scienze infermieristiche ad Avezzano, economia a Sulmona, ingegneria a Castel di Sangro e informatica a Pineto. Gli edifici erano stati trovati e magari gli studenti trovavano anche le case dove sistemarsi senza rubare il posto a nessuno. E invece no e sapete perché? Perché gli studenti fanno girare l’economia de L’Aquila. Quindi chi se ne frega degli anziani che sono sulla costa e piangono la lontananza da casa, loro non portano soldi, pensiamo a trattenere gli studenti (di qui le tasse gratuite per gli iscritti all’università)! La logica del profitto è la stessa che ha guidato la scelta di sedi in provincia de L’Aquila per piazzare le facoltà subito dopo la tragedia: “per non far rubare le facoltà de L’Aquila a Pescara” mi suggerisce Elena.
In tutta questa riflessione non ho menzionato il clima di caos che si respira a l’università, per cui se chiedi un’informazione nessuno te la sa dare e fino almeno la settimana scorsa (ora non sappiamo) gli studenti di ingegneria non avevano i riscaldamenti nelle aule dove seguivano lezione.
Mentre rileggo quanto ho scritto mi viene in mente che il bello deve ancora arrivare; immagino il momento delle sessioni d’esame, quando per problemi di trasporti o di organizzazione studenti e prof. potrebbero perfino non incontrarsi…
Sara
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